Nel 1978, mio nonno Giuseppe aprì una piccola bottega in Via Tornabuoni. Non aveva grandi ambizioni. Voleva solo lavorare con le mani e respirare il profumo dei fiori ogni giorno.
Mio padre Paolo ereditò il mestiere, ma anche qualcosa di più profondo. L'idea che ogni composizione dovesse essere un atto di ascolto. Non basta conoscere i fiori. Bisogna sentire cosa la persona davanti a te sta cercando di dire.
Oggi continuo quella tradizione. Con lo stesso tavolo di legno su cui mio nonno lavorava. Con gli stessi gesti lenti. Con la stessa attenzione.
Non abbiamo cataloghi preimpostati. Non produciamo in serie. Ogni mattina guardiamo cosa è arrivato dal mercato e costruiamo le composizioni in base a quello che la stagione ci offre.
Se le rose sono ancora chiuse, aspettiamo. Se le peonie non sono al punto giusto, non le usiamo. Preferiamo rimandare un ordine piuttosto che compromettere la qualità.
Lavoriamo solo con fiori di stagione. Non forziamo la natura. Non importiamo fuori tempo.
Ogni bouquet è pensato, composto e rifinito a mano. Nessuna automazione. Nessuna ripetizione.
Non cerchiamo di essere perfetti. Cerchiamo di essere veri. I nostri fiori hanno imperfezioni, perché le cose vere ce le hanno.
Siamo una piccola squadra. Io, mia sorella Elena, e Marco, che lavora con noi da otto anni e ormai è parte della famiglia.
Ci conosciamo da così tanto tempo che non abbiamo bisogno di parlare. Ci basta uno sguardo per capire se un fiore è pronto o se dobbiamo aspettare ancora un giorno.
"I fiori sono come le persone. Non puoi forzarli. Devi aspettare che si aprano da soli."
— Giuseppe Giaci, 1978